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La sindrome di Stoccarda si cura con il Motorsport. Quello vero.

 

 

 

Cari amici del motorsport, il viaggio di avvicinamento alla 24 Ore di Le Mans 2017 è oramai a buon punto e questo Mondiale Endurance si sta delineando come molto combattuto ed estremamente interessante.


Ma se guardiamo il tutto dall’ottica dei tantissimi fan di Porsche, beh, allora le cose prendono una piega un po’ diversa, al punto che qualche campanello d’allarme ha iniziato a squillare non tanto sommessamente.

 

Poco ci rincuora sapere che la nostra preoccupazione è probabilmente condivisa dal grande capo dell’A.C.O. Pierre Fillon o dallo stesso Presidente F.I.A. Jean Todt, grandi artefici del  FIA WEC.

 

Infatti, similmente a quanto asserito in un notissimo spot di un altrettanto noto aperitivo, potremmo parafrasare Clooney e dire con cognizione di causa : “no Porsche, no party !”

 

E ciò vale tanto per le  919 impegnate nella LMP1, quanto per le nuove e tanto attese 911 RSR del GTE Pro.


Mentre fluiscono questi pensieri mancano solo 37 giorni e 20 ore all’appuntamento sulle rive della Sarthe, che vale un Mondiale.

 

All’appassionato, gravemente affetto da “sindrome di Stoccarda”, non resta che pensare positivo e rivivere con pienezza i momenti emozionanti di Monza, vecchi solo di un mese. Abbiamo avuto il privilegio di respirare l’aria del box Porsche come sentendoci a casa, a due passi da Brendon Hartley e dal boss, la sfinge Fritz Enzinger.

 

Abbiamo letteralmente tremato ad un metro dalle fragorose 911 RSR, stupefacenti simulacri di quella che fu la “elfer” e siamo rimasti esterrefatti dal silenzio assoluto che accompagna le 919 HYBRID mentre piombano in pit lane o mentre si fiondano via, mosse solo dall’elettrico.

 

E poi, quando le auto sono in pista, ancora silenzio surreale, da cattedrale, mentre ogni uomo del box occupa il suo posto senza un gesto o una parola inutile. 

 

La nobiltà comporta obblighi. Vincere è uno di questi. 

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